Pencak Silat Macan Kumbang

Stile famigliare del Dewan Guru O’ong Maryono

Lo stile di combattimento della Pantera Nera

Conosciuto anche come Harimau Podai o Pencak Podai il Pencak Silat Macan Kumbang – pronuncia: pencià silat macian kumbang – ovvero l’Arte Marziale  “Pantera Nera” è il nome dello stile di Pencak Silat creato agli inizi del 1900 da Guru Matrawi, nonno del mio Maestro Dewan Guru O’ong Maryono che tempo addietro mi raccontò ciò che ora vi riporto. Questa è la storia di Matrawi ideatore dello stile Macan Kumbang.

Contesto storico

Gli olandesi, attraverso la Compagnia delle Indie Orientali imposero il proprio controllo sull’arcipelago indonesiano fin dal 17° secolo cacciando i portoghesi e portando al progressivo declino dei regni locali fino ad assumere il dominio diretto e totale del Paese. Nel secolo successivo il regime coloniale, in gran parte basato sulle coltivazioni forzate, si inasprì ulteriormente, non a caso le avventure del Sandokan ribelle di Salgari si svolgono in quegli anni (1857).

Gli ultimi decenni della dominazione olandese, invece, furono caratterizzati da una politica riformista che, nonostante fosse venduta come “politica etica”, era frutto in realtà, di un mero calcolo economico (ieri come oggi nulla è cambiato): gli espatriati non bastavano più per far funzionare una colonia così grande e produttiva, serviva aprire le scuole agli indigeni per educarli e formarli a dovere creando bravi e fedeli lavoratori, impiegati, dottori, amministratori locali, ecc..  Anche se si trattava, come sempre, di una mera questione di soldi e controllo questa decisione politica diede, come vedremo, nuove opportunità alla popolazione indigena. Ricordiamo inoltre che proprio in quegli anni (inizio del 20° secolo) sorsero le prime importanti organizzazioni nazionaliste in favore dell’indipendenza. 

Guru Matrawi

Nato nel 1882 a Podaì, una piccola isola vicino a Madura, da una famiglia di esperti combattenti divenne fin dalla gioventù famoso per il suo talento e le capacità marziali, ciò lo portò a lavorare come “guardiano” (l’odierno buttafuori) con l’incarico di mantenere l’ordine sedando le frequenti risse durante i raduni fra gli scommettitori sui combattimenti tra galli, una tradizionale attività ricreativa che mette a confronto due galli allevati a tale scopo.

Fu allora che le voci sulle sue doti di combattente giunsero all’orecchio del governo coloniale olandese che pensò bene di arruolarlo come poliziotto nella città di Bondowoso, dove la sua fama aumentò ulteriormente grazie alla capacità di usare il Pencak nel controllare la criminalità locale. 

Si può immaginare che, essendo un indigeno al soldo dei colonizzatori, non fosse ben visto dai locali, negli scontri entrava in gioco anche il fattore emotivo che amplificava il tutto. Ci volevano motivazioni forti per far accettare a un nativo indonesiano l’incarico di far rispettare con la forza le dure leggi del regime coloniale alla propria gente, Guru O’ong mi disse che suo nonno accettò l’incarico di poliziotto solo perchè la nuova politica riformista (vedi sopra) offriva la prospettiva di migliorare notevolmente le condizioni della propria famiglia. E difatti così avvenne: come riconoscimento per l’abilità dimostrata nel lavoro e in ringraziamento per i molti atti di coraggio compiuti, il governo coloniale diede accesso alle scuole superiori a tutti i suoi figli, che come si diceva  a quel tempo era un privilegio molto difficile da ottenere per i nativi Indonesiani. 

Dalla giungla alla strada

Fu così che Matrawi, armato di bastone da passeggio e coltello (oltre che il  batik – arma flessibile – ), si muoveva in bicicletta per sorvegliare le piantagioni e la città, affrontando in solitaria delinquenti di varie specie, numero e pericolosità; scuro di pelle, agile nel movimento, feroce nell’esecuzione marziale sembrava incarnare lo spirito della pantera nera, il super-predatore dell’isola natia.

In seguito alle nuove situazioni di confronto in ambiente urbano il suo stile di Pencak (in quel territorio il termine Silat non veniva usato) continuò ad evolversi passando dal combattimento da giungla al combattimento da strada. 

Il nuovo stile si distingueva per le caratteristiche posizioni (toju) e il combattimento da terra, gli agili e spesso sorprendenti movimenti di schivata e contrattacco simili alle movenze della pantera lo rendevano una disciplina di combattimento urbano molto efficace contro i criminali armati anche se numerosi. 

Da nonno a nipote

A quei tempi il saper combattere era una questione di sopravvivenza chi lo sapeva fare non lo insegnava pubblicamente, c’erano i gruppi di guerrieri dove entravi in verticale previo rituale ma potevi uscire solo in orizzontale, oppure c’erano quelli come Matrawi che trasmettevano le proprie conoscenze marziali esclusivamente ai membri della famiglia.

Dewan Guru O’ong Maryono

Ebbe in tutto tre allievi: il suo primo studente fu, nel 1942 , Ki Sudar, parente della moglie Mutak;  gli altri furono Sutjipto, un figlio adottivo che non completò l’insegnamento, e dal 1962 in poi Sumaryono, nome originale di O’ong Maryono, nipote maschio maggiore di Matrawi che fu l’unico ad aver continuato a preservare lo stile del Pencak Macan Kumbang.

Matrawi lasciò questo mondo alla veneranda età di 92 anni, è sepolto nel villaggio di Bunder vicino alle piantagioni dove visse gli ultimi anni della sua vita terrena.

Il giorno che conobbi la Pantera Nera

Ne venni a conoscenza nel 2005 quasi per caso, eravamo a Palermo nel grande e bellissimo giardino della casa di famiglia della moglie Rosalia Sciortino, mi trovavo li come loro ospite per studiare lo stile Nusantara; gli allenamenti prevedevano una parte teorica, una parte a solo e una parte in coppia che si concludeva spesso, come si usa nel silat tradizionale, con un combattimento libero/giocoso, fu in una di queste occasioni che lo vidi fare dei movimenti e tecniche molto interessanti ma che non mi risultavano appartenenti allo stile che mi stava insegnando, quando glielo feci notare mi rispose che avevo visto bene, non appartenevano al Nusantara classico, gli erano venute d’istinto perché le aveva studiate fin da bimbo con suo nonno, appartenevano allo stile della sua famiglia, stile che, a parte lui, non conosceva più nessuno.

Ovviamente iniziai ad approfondire, gli chiesi di mostrarmi di più, di spiegarmi come funziona, i principi tecnici, le modalità del movimento, di raccontarmi la storia, ecc.. Compresi rapidamente che mi si stava rivelando una gemma preziosa. Fu amore a prima vista, ricordo la sorpresa di O’ong che non capiva perché fossi così interessato a uno stile famigliare sconosciuto quando potevo dedicarmi interamente a uno stile grande, completo e famoso (considerato fra i top dieci in Indonesia) come il K.P.S.Nusantara.

Il Nusantara lo adoro, sia a livello tecnico/marziale che estetico, inoltre la sua caratteristica di contenere l’essenza – principi tecnici e di movimento – dei principali stili indonesiani lo rende la miglior disciplina per comprendere prima e offrire poi una reale panoramica di cosa sia l’universo del Pencak Silat, l’arte marziale dei popoli malesi.

Il Macan kumbang era una cosa diversa, così come è diverso il blues dal jazz,  lo spiritual dal canto gregoriano o la danza tribale dalla danza classica. Sempre di musica, canto e danza si tratta ma ciò che si prova, ciò che si ottiene praticandole differisce assai.

L’eredità marziale

La Formazione

Non avevo dubbi, volevo imparare assolutamente quella disciplina che, fra l’altro, rischiava di andare perduta per sempre; gli chiesi perciò di insegnarmi e lui acconsentì, i suoi due figli non erano minimamente interessati al Pencak Silat e gli piaceva l’idea di mantenere viva la tradizione marziale di famiglia.

L’insegnamento avvenne, come da tradizione, per imitazione, lui eseguiva i movimenti e io copiavo finché non li assimilavo. Lo attaccavo in vari modi e lui eseguiva improvvisando tecniche difensive diverse a seconda dell’attacco o della strategia di contrattacco applicata. Per studiare a fondo la disciplina ho registrato video di tutti i nostri incontri, con il suo aiuto ho codificato tutti gli insegnamenti ricevuti e creato un metodo di studio adatto a tutti, unico modo per divulgare una disciplina al giorno d’oggi dove i ladri di tempo proliferano. 

 O’ong mi disse che ad altri suoi allievi aveva insegnato qualcosa ma che ero l’unico ad aver completato gli studi dello stile MK, mi disse di allenarmi a dovere e una volta pronto di divulgarlo pubblicamente, consigliandomi però di iniziare con il KPSN. Così ho fatto, dal 2006 fino al 2019 mi sono dedicato principalmente al Nusantara, dove ho inserito gli elementi tecnici fondamentali del MK in modo da poterli allenare; da solo o con i miei allievi, ho svolto annualmente: esibizioni nelle piazze, spettacoli teatrali, seminari divulgativi e corsi di formazione con l’obiettivo di far conoscere al pubblico italiano il Pencak Silat in tutti i suoi aspetti sia marziali che culturali, cose al tempo ignorate assai.

Dal 2020 ho deciso che era il momento giusto per divulgare lo stile della “Pantera Nera”, iniziando con il formare i miei allievi veterani.

Dal 2024 ho dato via al primo corso di formazione istruttori aperto a tutti, o per meglio dire, a tutti quelli in sintonia con i principi etici e morali che pretendo dai miei studenti. 

Nascita dello stile O’ong Maryono Macan Kumbang

Il mio amico fraterno e indimenticabile Maestro ha lasciato il corpo fisico nel 2013, le sue spoglie riposano a Jakarta vicino al Padepokan il centro nazionale del Pencak Silat, che lo vide vittorioso quando in gioventù gareggiava nelle competizioni sportive, e protagonista, in maturità, della promozione e riscoperta del Pencak Silat tradizionale. In suo onore ho deciso di rinominare lo stile in “Pencak Silat O’ong Maryono Macan Kumbang”.